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Nerium oleander
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Lmwca'mwcqoleandro (mwcgmwcwNerium oleander mwdamwdqL., 1753) è un mwdgarbusto mwdwsempreverde appartenente alla mweafamiglia delle mweqApocinacee. È l'unica mwegspecie nota del mwewgenere mwfamwfqNerium.cite-ref-powo-2-0[2]
Contents
• Note
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Descrizione
L'oleandro ha un portamento arbustivo, con fusti generalmente poco ramificati che partono dalla ceppaia, dapprima eretti, poi arcuati verso l'esterno. I rami giovani sono verdi e glabri. I fusti e i rami vecchi hanno una corteccia di colore grigiastro.
Le mwigfoglie, velenose come i fusti, sono glabre e coriacee, disposte a mwiwverticilli di 2-3, brevemente picciolate, con margine intero e nervatura centrale robusta e prominente. La lamina è lanceolata, acuta all'apice, larga 1–2mwja cm e lunga 10–14mwjq cm.
I mwjwfiori sono grandi e vistosi, a simmetria raggiata, disposti in cime terminali. Il mwkacalice è diviso in cinque lobi lanceolati, di colore roseo o bianco nelle forme spontanee. La mwkqcorolla è tubulosa e poi suddivisa in 5 lobi, di colore variabile dal bianco al rosa e al rosso carminio. Le varietà coltivate sono a fiore doppio e sono quasi tutte profumate. L'mwkgandroceo è formato da 5 stami, con filamenti saldati al tubo corollino. L'mwkwovario è supero, formato da due carpelli pluriovulari. La fioritura è abbondante e scalare, ha inizio nei mesi di aprile o maggio e si protrae per tutta l'estate fino all'autunno.
Il mwlqfrutto è un follicolo fusiforme, stretto e allungato, lungo 10–15mwlg cm. A maturità si apre longitudinalmente lasciando fuoriuscire i semi. Il mwlwseme ha dimensione variabile dai 3 ai 5mwma mm di lunghezza e circa 1mwmq mm di diametro ed è sormontato da una peluria disposta ad ombrello (impropriamente detta mwmgpappo) che permette al mwmwseme di essere trasportato dal vento anche per lunghe distanze.
Distribuzione e habitat
L'oleandro ha un mwyqareale piuttosto vasto che si estende nella fascia temperata calda dal mwygGiappone al mwywbacino del Mediterraneo. In mwzaItalia vegeta spontaneamente nella zona fitoclimatica del mwzqLauretum presso i litorali, inoltrandosi all'interno fino ai 1000 metri d'altitudine lungo i corsi d'acqua. In effetti si tratta di un elemento comune e inconfondibile della vegetazione riparia degli mwzgambienti mediterranei, quasi sempre associato ad altre specie riparie quali l'mwzwontano, la mwaatamerice, l'mwaqagnocasto. S'insedia sia sui suoli sabbiosi alla foce dei fiumi o lungo la loro riva, sia sui greti sassosi, formando spesso una fitta vegetazione.
L'associazione vegetale riparia con una marcata presenza dell'oleandro è una particolare mwawcenosi vegetale che prende il nome di mwbamacchia ad oleandro e agnocasto, di estensione limitata. Si tratta di una naturale prosecuzione dellmwbq'mwbgmwbwoleo-ceratonion, dal momento che le due cenosi gradano l'una verso l'altra con associazioni intermedie che vedono contemporaneamente la presenza dell'oleandro e di elementi tipici della macchia termoxerofila (mwcalentisco, mwcqcarrubo, mwcgmirto, ecc.). Un caso singolare, forse unico in natura, si rinviene nella mwcwGola di Gorropu fra il mwdaSupramonte di Orgosolo e quello di mwdqUrzulei in mwdgSardegna: in questo caso la macchia ad oleandro e agnocasto si inoltra fino ai 1000 metri, confinando con la mwdwlecceta primaria.
Coltivazione
L'oleandro è una specie termofila ed mwegeliofila, abbastanza rustica. Trae vantaggio dall'umidità del terreno rispondendo con uno spiccato rigoglio vegetativo, tuttavia ha caratteri xerofitici dovuti alla modificazione degli mwewstomi fogliari che gli permettono di resistere a lunghi periodi di siccità. Teme il freddo, pertanto in ambienti freddi fuori dalla sua mwfazona fitoclimatica deve essere posto in luoghi riparati e soleggiati. Viene coltivato in tutta Italia a scopo ornamentale e spesso è usato lungo le strade perché non richiede particolari cure colturalicite-ref-3[3].
Nonostante il portamento cespuglioso per natura, può essere allevato ad mwggalbero per realizzare viali alberati suggestivi per la fioritura abbondante, lunga e variegata nei colori. In questo caso richiede frequenti interventi di spollonatura per rimuovere i mwgwpolloni basali emessi dalla ceppaia.
Avversità
Tra le avversità tipiche di questa pianta si annovera la rogna dell'oleandro, una patologia batterica causata da mwhgmwhwPseudomonas savastanoi, la quale viene curata attraverso la potatura della parte malata e la successiva somministrazione di battericidi.cite-ref-4[4]
Farmacognosia
L'oleandro è una delle piante più tossiche che si conoscano. Tutta la pianta (foglie, corteccia, semi) è tossica per qualsiasi specie animale. Se ingerita porta a:
• bradicardia ed iperventilazione;
• disturbi gastrici, tra cui vomito, nausea e pirosi retrosternale;
• disturbi sul sistema nervoso centrale, tra cui sonnolenza, manifestazioni motorie patologiche.cite-ref-5[5]
Responsabile di questa estrema tossicità sono mwnqglicosidi cardioattivi, nello specifico oleandrina, oleandrigenina, adynerina, digitoxigenina, folinerina e rosagenina. L'effetto principale dei glicosidi cardiotossici è l'inotropia positiva. I glicosidi si legano all'ATPmwngasi transmembrana del sarcolemma delle cellule muscolari cardiache (mwnwNa+/K+ATPasi) e competono con gli ioni Kmwpa+, inattivando l'enzima. Ciò comporta un accumulo di ioni Namwpq+ e Camwpg2+ nelle cellule muscolari cardiache, portando a contrazioni cardiache più forti e veloci. Inoltre, l'aumentata quantità di ioni Kmwpw+ extracellulari può portare a iperkaliemia anche letale. Pertanto, le caratteristiche cliniche dell'avvelenamento da oleandro sono simili alla tossicità da digossina e includono nausea e vomito a causa della stimolazione dell'area postrema del mwqamidollo allungato, disturbi neuropsichici e manifestazioni motorie patologiche. I glicosidi cardiotossici sono anche responsabili della stimolazione del nervo vago (che porta a bradicardia sinusale) e del nervo frenico (che porta a iperventilazione), e bradi- e tachiaritmie letali, incluso asistolia e fibrillazione ventricolare.cite-ref-6[6]cite-ref-0-7-0[7]
La gravità dell'intossicazione può variare in base alla quantità ingerita e alla risposta fisiologica individuale, nonché al tempo di insorgenza dei sintomi dopo l'ingestione di oleandro: possono verificarsi rapidamente dopo aver bevuto tè preparati con foglie o radici di oleandro o svilupparsi più lentamente a causa dell'ingestione di parti della pianta non preparate.cite-ref-0-7-1[7]
Altre piante che si trovano in natura, che contengono glicosidi cardioattivi con similari proprietà, sono la mwtwdigitale purpurea ed il mwuamughetto.
Le specie animali più colpite sono gli equini, i bovini e i piccoli carnivori. Nel mwugcavallo abbiamo anche la comparsa di gravi e profonde lesioni a livello della mucosa orale.
Le sue proprietà tossiche sono state usate come "arma" per l'omicidio descritto nel film mwvamwvqWhite Oleander.
Inoltre la storia ci racconta che diversi soldati delle truppe napoleoniche morirono per mwvwavvelenamento dopo aver usato rami di oleandro come spiedi nella cottura della carne alla brace, durante le campagne militari in Italia.
Particolarmente allarmante è stato il caso del 14 dicembre 2025 in cui più di 70 bovini da ingrasso nel Padovano sono morti contemporaneamente per aver respirato i fumi di rami di oleandro bruciati nelle vicinanze dell'allevamento. Il fatto ha dimostrato per la prima volta che gli oleandri possono essere molto tossici anche per inalazione se bruciati.cite-ref-8[8]
Note
cite-note-iucn-11. mwyw(mwzamwzqEN) mwzgmwzwNerium oleander, su mw0amw0qIUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, mw0gIUCN, 2020. mw0wURL consultato il 14 novembre 2023.
cite-note-powo-22. ↑ mw1w(mw2amw2qEN) mw2gmw2wNerium oleander, su mw3aPlants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. mw3qURL consultato il 14 novembre 2023.
cite-note-33. ↑ mw4qPatrizia, mw4gmw4wOleandro (Nerium oleander): Consigli, Coltivazione e Cura, su mw5aL'eden di Fiori e Piante, 23 maggio 2018. mw5qURL consultato il 3 luglio 2020.
cite-note-44. ↑ mw6qmw6gmw6wPatologie delle piante ornamentali: la rogna dell’oleandro, su mw7arivistadiagraria.org. mw7qURL consultato il 14 novembre 2023.
cite-note-55. ↑ mw8qmw8gAMLS - Edizione italiana a cura di Antonio Bodanza. Elsevier 2012 (pag. 329).
cite-note-66. ↑ mw9gVeronika Bandara, Scott A. Weinstein e Julian White, mw9wmw-aA review of the natural history, toxinology, diagnosis and clinical management of Nerium oleander (common oleander) and Thevetia peruviana (yellow oleander) poisoning, in mw-qToxicon, vol.mw-g 56, n.mw-w 3, 1º settembre 2010, pp.mw-a 273-281, mw-qDOI:mw-g10.1016/j.toxicon.2010.03.026. mw-wURL consultato il 29 ottobre 2023.
cite-note-0-77. ↑ mwaquGiovanni Mantelli, Massimo Carollo e Lorenzo Losso, mwaqymwaqcLaurel but Hardy: unintended poisoning, a case report of oleander misidentification as bay laurel, in mwaqgToxicology Reports, vol.mwaqk 11, 1º dicembre 2023, pp.mwaqo 385-388, mwaqsDOI:mwaqw10.1016/j.toxrep.2023.10.010. mwaq0URL consultato il 29 ottobre 2023.
cite-note-88. ↑ mwarehttps://www.ansa.it/veneto/notizie/2025/12/11/morti-76-bovini-contemporaneamente-avevano-inalato-il-fumo-di-oleandri-bruciati_ede517ec-7693-46eb-bd7d-20ceebbc18b4.html
Bibliografia
• mwaruF. J. J. Pagen, Oleanders: Nerium L. and the oleander cultivars, Wageningen, Agricultural University, 1988. ISBN 90-6754-107-9.
• mwargHermann Hesse, Pellegrinaggio d'autunno, Roma, Newton Compton, 1992. ISBN 88-7983-086-4: "fiotti di ricordi" evoca un oleandro al protagonista del racconto, nel capitolo mwaroAl Leone d'Oro, p.mwars 27.
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Collegamenti esterni
• mwasgL'oleandro, a cura di Stefano Sogni, su stefanosogni.interfree.it. URL consultato l'11 settembre 2006 (archiviato dall'url originale il 4 settembre 2006).